Thierry Garrel sul Documentario «
il documentario non è una macchina per vedere, è una
macchina per pensare, sia per chi lo fa sia per chi lo vede…Mezzo
di conoscenza e di espressione a tutto tondo, il documentario resta
uno degli ultimi spazi di riflessione offerti al telespettatore-cittadino
del nostro tempo. In controcorrente rispetto alle ricette che alimentano
insidiosamente un’indifferenza al mondo e agli uomini, il documentario
stimola un ascolto più intenso, più attivo, introducendo
a dei tempi, delle emozioni e delle riflessioni che lasciano delle tracce
nella memoria dello spettatore. Il documentario appare così come
un antidoto a questa “non-memoria collettiva” , che finisce
per costruire giorno dopo giorno, con della sabbia e su della sabbia,
l’attualità. Ecco perché il documentario ha oggi
un ruolo sociale unico: ampliare gli orizzonti del paesaggio umano offrendo
un accesso alle opere, alle idee e alla scoperta dell’altro; dare
forma alle grandi problematiche del mondo moderno e far condividere,
attraverso l’intelligenza di uno sguardo, l’esperienza di
una dignità umana » |
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