I SEMINARI DI DOCUME'
DICEMBRE 2004
ALESSANDRO ROSSETTO
Biografia Alessandro Rossetto e Recensione "Chiusura" di
Céline Leclère
Alessandro Rossetto è nato a Padova nel 1963. Ha studiato cinema documentario e antropologia a Bologna e Parigi. E' autore cinematografico, produttore e direttore della fotografia-operatore alla macchina. Rossetto è considerato uno dei maggiori documentaristi europei della giovane generazione. Hanno scritto di lui: “ Il suo sguardo cinematografico è prezioso, fatto di curiosità e sensibilità. Nei suoi film sa farci incontrare situazioni e personaggi avvincenti, dei quali mette in risalto l'immaginario, la loro visione del mondo così come la loro vita quotidiana, messa in scena con rigore e poesia ”.
Ricordiamo qui “Il Fuoco di Napoli” , diretto e coprodotto da Alessandro Rossetto, realizzato con il sostegno del Centre National de la Cinématographie francese (CNC) e Rai3. Rossetto è stato anche operatore alla macchina ed ha realizzato parte della riprese da solo sul campo. Trasmesso sul territorio europeo in Italia, negli USA è stato programmato dal cinema Millenium di New York. Premiato in Italia, in Europa ha partecipato a numerosi festival, tra cui Vision du Réel, Nyon e Message to Man, San Pietroburgo. Hanno scritto de “Il Fuoco di Napoli ”: “ Con un ritmo di deliziosa nonchalant, Rossetto ci accompagna a scoprire un creatore di stelle, un maestro del fuoco… La cinepresa è fluida e scrive un poema a dimensioni umana, combinando la magia e la più cruda realtà. Un vero cineasta è nato”.
Di “Bibione Bye Bye One” , suo primo suo lungometraggio, Alessandro Rossetto è regista e produttore, in collaborazione con ZDF-Arte. Anche in questo caso fotografato (in bianco e nero) da Rossetto in collaborazione con Gian Enrico Bianchi e anche in questo caso, per buona parte girato da solo da Rossetto. E' film è stato distribuito sul territorio europeo. Premiato in alcuni festival Italiani, ha partecipato al Cinéma du Réel di Parigi, Vision du Réel, Nyon ed ad altri festival internazionali. Hanno scritto di “Bibione Bye Bye One”: ”Ogni inquadratura di Alessandro Rossetto è eredità della storia del cinema. La ballata alla quale c'invita ci rimanda alla grande memoria del cinema: Rossellini, Antonioni, Fellini… Ma ci sono anche l'eredità di Jaques Tati e della fotografia di Robert Frank, in questa ballata più amara che dolce”.
“Bibione Bye Bye One è splendido… Rossetto riesce ad astrarre i segni della provincia italiana, l'operoso Nord-Est, e a ricomporli in una dimensione quasi metafisica, là dove le immagini si idealizzano, diventano ideogrammi”.
“Chiusura ” , suo ultimo film di lungometragio, è stato premiato al Festival dei Popoli 2002, a Firenze. Coprodotto da Fandango, con Arte, YLE Finlandia e BBC, è stato trasmesso da cinque televisioni europee e presentato a svariati festival internazionali. Hanno scritto di “ Chiusura ”: “La macchina da presa di Rossetto, alla ricerca di quel centro mobile della vita, che si nasconde e sfugge da tutte le parti, compie il prodigio: scomponendo in mille frammenti il muro compatto dell'oggi, filma l'infilmabile, quel sapore e quella fatica di vivere che da sempre si dissemina nel corso del tempo”.
E' co-autore della sceneggiatura “L'Ariacherespiro” e di una serie di “studi per film”, tra cui “Nulla due Volte” cortometraggio selezionato a svariati festival nel 2004.
Attualmente è al lavoro su un film documentario di lungometraggio e sulla sceneggiatura per un film di finzione di futura realizzazione.
Recensione "Chiusura" di
Céline Leclère
Shampoo per il cuore
Padova a Natale. Dopo 44 anni di esistenza, il salone di parrucchiera di Flavia chiude. Subito un immagine: le mani di Flavia massaggiano dolcemente i capelli umidi di una vecchia signora con un asciugamano rosso scuro. “ Si può alzare .” Flavia tende la mano. Non c'è che questo nell'inquadratura, questa mano aperta, tesa. Gesto perfettamente inutile, fatto per accompagnare il movimento del corpo della sua cliente – “paziente” dirà poi una di loro – un gesto animato da una tenerezza pura. C'è un'emozione infinita alla visione di questa immagine e dei tesori di un'emozione rara che percorrono il film come una sorgente calda.
Chiusura è un meraviglioso film di ascolto sensibile, di dolce captazione del tempo che passa. Il tempo che nel salone si dilata: non sappiamo più bene se è martedì o sabato, anche se la radio ricorda regolarmente l'ora del giorno. Il tempo tra una permanente e uno shampoo, nel frastuono del casco che asciuga. Il tempo di un caffè, di una sigaretta, di parole quotidiane ed essenziali: l'amore, la malattia, la famiglia. E, poiché la forza del film è anche di smontare i luoghi comuni su questi luoghi, si parla di Ronald Reagan, dell'LSD o della guerra in Rwanda. Queste anziane signore ci stupiscono e ci toccano nel più profondo. Per la bellezza delle loro rughe e dei loro volti, filmati in primo piano, con quei bigodini che diventano corone. Per la sincerità e la saggezza di ciò che dicono sulla loro immagine che lo specchio riflette. Per l'assenza di meschineria e per l'autoironia della quale danno prova, l'humour devastante del loro musicale dialetto. E' ben più di un luogo di lavoro, quello di cui si parla in Chiusura : è un luogo di vita, un centro vitale. Il salone di parrucchiera è il punto di partenza di tutti gli incontri fatti dal regista, questo punto comune ed originale guida le scene girate fuori dal negozio. Rossetto filma da molto vicino il mondo di Flavia, ma segue anche una squadra di calcio femminile e un piccolo circo itinerante. Il film evita con grazia ogni stereotipo: siamo a Padova, in Italia, oggi. La bella bionda del numero del lanciatore di coltelli e le dure discussioni delle calciatrici nello spogliatoio diventano il contrappunto leggero del film. Le canzoni in solitudine, sentimentali ma mai mielose, sono commento eterno di un'istantanea di vita.
Con uno sguardo dolce, il film mostra Flavia separarsi brutalmente dai suoi attrezzi da lavoro. La sua difficoltà a separarsene, ad accettare questa chiusura definitiva, anche se prevista. Il film si interroga sull'idea stessa del lavoro, il lavoro di tutta una vita: permanenza di passo, per divenire una realtà obsoleta, come gli attrezzi e gli specchi di Flavia, trasportati via. Avrebbe potuto essere un racconto “passatista”, quello del film, un ”era meglio prima”. Non lo è per niente. Alla fine una vecchia signora entra nel negozio ormai in disarmo perché si è persa. Flavia l'accoglie. Lo spettatore si interroga. Chi, ormai, prenderebbe il tempo di interrogarla, di cercarle un indirizzo sconosciuto sull'elenco telefonico, di accompagnarla. Dove si riuniranno le anziane clienti? Chi sarà là per ascoltare le loro parole leggere o gravi? Il film non distilla la visione crepuscolare di un mondo che muore, anzi si oppone alle predizioni catastrofiche sulla solitudine nelle nostre società moderne. Usciamo dal cinema toccati, nostalgici ma felici, dicendoci che forse anche le giovani della squadra di calcio troveranno una come Flavia. Nicchie di resistenza dell'umanità, a Padova e altrove, è sicuro.
Céline Leclère
<<
Torna indietro
|