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scheda
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| La distanza | ||||||||
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| di Paolo Quaregna | ||||||||
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'Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante' (F. Nietzsche). 27 anni fa Paolo Quaregna realizzò il film “Felicità ad oltranza”. Come allora, con “la distanza”, incurante del rischio di "contagio", si immerge nel mondo della malattia mentale e torna negli stessi luoghi di inquietudine e sofferenza. Il regista ritrova i protagonisti di allora, invecchiati come lui di un quarto di secolo, ritrova gli stessi deliri e disagi incarnati da nuovi protagonisti. Il contesto è cambiato: la città non più capitale industriale, cerca la sua identità tra le rovine dei capannoni dismessi. Nei confronti del malato di mente, certi temi allora brucianti, hanno trovato risposte e una più diffusa e tollerante cultura.
La situazione è meno dirompente che nei fatidici anni a cavallo tra i 70 e 80, subito dopo l'entrata in vigore della Legge Basaglia con la chiusura dei manicomi; tuttavia, mentre la società del quotidiano spettacolo ci propina i deliri di chi è certificato sano dalla prepotenza dell'audience e del consenso di massa, può essere "salutare" immergersi nei deliri di chi si mette in gioco ogni giorno per dirci che non trova la sua stella danzante.
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