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scheda
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| Rondonia | ||||||||||||||
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| di Filippo Lilloni | ||||||||||||||
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Nei primi anni del 900 un maresciallo dell’esercito brasiliano entra con un drappello di truppe esploratotrici nelle foreste di quella parte d’amazzonia che confina con la Bolivia. Rondon, questo il suo nome apre per primo un cammino a nord ovest fondando la città di Ji- Paranà. Lo stato di Rondonia che sorgerà da li a poco sarà uno dei più giovani nella confederazione degli stati brasiliani. Fin dagli anni sessanta è meta di migliaia di coloni che si spostano dalle aride terre nordestine e dai poveri pascoli del sud in cerca di fortuna, questo esodo è facilitato dalla allora vigente classe dirigente brasiliana che divise le fitte foreste tropicali dello stato in appezzamenti per favorire l’agropecuaria (i pascoli).
Le popolazioni indigene originarie del ceppo tupì-mondè si ritirano dalle terre confinate l’apertura della statale br 364 che negli hanni precedenti aveva falcidiato le tribu dei nambikwara nel Mato grosso mentre era ancora in costruzione. I primi coloni ad entrare in contatto con gli indios sono i seringalistas (raccoglitori di caucciù) negli anni settanta, con loro i disboscamnti non erano ancora iniziati, ben presto però gli interessi del pascolo e del commercio di legno pregiato (Mogano, Ipè, Cedro, Caixeta) causarono disastri ambientali ingentissimi. Negli ultimi trent’anni le popolazioni indigene si sono conformate all’immagine che danno di loro missionari e coloni, quella di una alterità esotica e marginale che segue ad una conquista. Il contatto con la cultura dei bianchi ha modificato il modo degli indios di raccontarsi. Oggi alcune di queste popolazioni hanno cercato di adattare le proprie modalità di rappresentarsi in risposta a tali schemi. Dall’immagine chiusa della foresta lo sguardo dell’indio si è dovuto abituare agli spazi aperti della deforestazione, alle contaminazioni urbane, adeguandosi alla modalità occidentale dove l’immagine accompagna un discorso. La foresta amazzonica ha cessato d’essere ‘cinema’, ‘pellicola organica’ di immagini significanti ed è diventata biogenetica per le case farmaceutiche, profitto economico per le imprese e biodiversità per gli ecologisti. Cresce l’esigenza di esprimersi in modo nuovo, simbiotico rimuovendo le immagini di cultura residuale che l’Occidente gli ha ritagliato e di mettere in video le storie che gli indios si raccontano: una nuova mitopoiesi. Il video in 35 minuti affronta l’argomento in tre parti. Nella prima parte, CRIACAO, si narra un mito fondante tupì attraverso le immagini del rito notturno di fortalecimento della comunità indigena degli Zorò. Nella seconda parte, MORTE, gli indios raccontano il contatto con il mondo del bianco e le conseguenze relative: taglio e commercializzzione di mogano, oro e diamantenelle terre degli Zoro dei Gaviao degli Arara e degli Uru eu ua ua. Nella terza ed ultima parte, RENACENCA, già immerse in uno scenario urbano le popolazioni indigene Gaviao e Zoro propongono alcune alternative e nuovi orizzonti di narrazione. | ||||||||||||||
| Italia - 2002 - 30' - DVD - Filippo Lilloni << Torna indietro | ||||||||||||||
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