Gli
Ateliers Varan
per il cinema documentario
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al programma del seminario di Torino
30 giugno/1,2 Luglio 2006
con Daniele Incalcaterra
Presentazione
Partecipando ai laboratori Varan si impara a
mostrare la realtà quotidiana e ad esprimere attraverso immagini
e suoni cio che costituisce un’identità culturale.
Il progetto Varan fa parte delle esperienze che, attraverso il mondo,
diversificano le forme d’espressione e di comunicazione attraverso
l’immagine.
Varan non è una scuola di documentario nel senso classico e
accademico del termine : i metodi di lavoro esplorano fino all’estremo
il principio di apprendimento dalla pratica. Per ciascuno studente
si dunque di esplorare tutto ciò che ha a che fare con la fabbricazione
di un film “a grandezza naturale”. Non si tratta però
di “produzione” in senso stretto, poiché gli apprendisti
cineasti conservano il diritto all’errore.
Scuola francese di cinema riconosciuta a livello internazionale,
i laboratori Varan sono un’associazione e un ONG che fa parte
del CILECT (Centre International de Liaison des Écoles de Cinéma
et de Télévision), beneficia di uno statuto consultativo
presso l’UNESCO e lavora regolarmente con la Direzione della
comunicazione del Ministero francese degli Affari esteri.
Nel corso del loro sviluppo i laboratori Varan hanno
ricevuto il sostegno delle seguenti istituzioni:
Ministère des Affaires Étrangères, Ministère
de la Culture et de la Communication, Centre National du Cinéma,
Mission du Patrimoine Ethnologique, Ministère du Travail et
de l'Emploi, D.R.A.C. Ile de France, U.N.E.S.C.O.
Origini
L’associazione Varan nasce ufficialmente il 20 gennaio 1981
ma il punto di partenza dell’avventura risale al 1978 in Mozambico.
Nel 1978, anno dell’indipendenza del Mozambico, le autorità
della giovane repubblica chiedono all’Ambasciata di Francia
di realizzare una seria di film sulle trasformazioni del paese.
Invece di mandare dei cineasti francesi, Jean Rouch propone che siano
gli stessi Mozambicani a filmare gli eventi in modo da testimoniare
con maggiore efficacia la propria realtà. Per ottenere questo
scopo Rouch propone di formare i futuri cineasti attraverso un’introduzione
alla realizzazione di film documentari.
Questa prima esperienza si arricchisce, si sviluppa
e si diffonde da allora attraverso il mondo.
La vocazione iniziale di Varan era quindi quella di creare per i giovani
cineasti le condizioni per imparare a leggere e a scrivere con immagini
e suoni, offrendo loro l’opportunità di realizzare, con
mezzi poco onerosi, dei film che si distinguano dai modelli culturali
standard e di costituire degli archivi di memoria popolare o etnica.
Lo spirito Varan
Poiché realizzare un film è anche una questione morale,
alcune importanti scelte e principi generali sono proposti agli stagisti
che frequentano i laboratori Varan.
I laboratori Varan sono dunque anzitutto uno stato d’animo.
Nella tradizione del cinema diretto, si tratta di imparare
a restituire la parola – troppo spesso rubata – al soggetto
filmato, di rendergli la sua complessità, il suo tempo e il
suo ritmo. Vale a dire imparare, se non a nascondersi, a mettersi
al servizio del soggetto filmato, cercando il posto più pertinente.
Si tratta quindi di imparare a definire il proprio punto di vista,
posizionare il proprio sguardo, dargli un senso e una morale che definiscono
la linea di condotta del film.
I corsi svolti dal Varan sono un invito a “partecipare”,
in modo artigianale, a tutte le tappe della fabbricazione del proprio
film, condividendo il proprio progetto e modo di pensare con gli altri
allievi e con le loro esperienze.
Così ogni percorso individuale si arricchisce, le forze si
moltiplicano e lo sguardo si acuisce fino a tenere lontano l’inevitabile
pathos.
I laboratori Varan offrono soprattutto un luogo per
scappare dalle costrizioni delle tematiche imposte, dai semplicismi
frustranti imposti dalle leggi del mercato audiovisivo: sono uno spazio
di libertà per incontrarsi, una pausa attiva per riflettere
diversamente.
Dalla scelta e dai principi
generali che vengono proposti agli stagisti, risulta uno “stile
Varan” che si distingue attraverso i seguenti tratti :
- Realizzare non è una sola questione d’intelligenza,
d’abilità, di senso estetico o di magistralità
tecnica, ma anche di morale. Piuttosto che di osservare da lontano,
si preferisce integrare l’ambiente filmato con il rispetto delle
persone filmate. La curiosità non è un affare di maestria
ma di ascolto.
- Fin dagli anni sessanta, i progressi tecnologici permettono al documentarista
una presenza più leggera e più veloce sul terreno. Il
documentarista può quindi affrancarsi dalle costrizioni del
cinema classico di finzione.
- Ogni ripresa documentaria incontra
l’imprevisto :
quello che viene registrato non è ovviamente quello che si
sperava di captare. Conviene così aggiustare in continuazione
il film alla realtà proposta.
- La serietà dell’osservazione non impedisce la dimensione
drammaturgica : il film può rivelare dei misteri, delle sorprese,
dei capovolgimenti e lasciare lo spazio all’emozione.
I laboratori all’estero
Laboratori di formazione sono proposti su richiesta e in collaborazione
con le università, televisioni, sindacati, scuole di cinema,
enti culturali in tutto il mondo.
Questi stages, di una durata di 11 settimane, si rivolgono
ai cittadini del paese ospitante e non richiedono conoscenze tecniche
particolari. La selezione si fa attraverso colloqui.
Gli stagisti provengono da tutte le origini etniche, culturali e professionali.
Varan raccomanda un reclutamento aperto, rappresentativo delle varie
realtà sociologiche del paese.
L’esperienza ha dimostrato che è proprio questa diversità
a creare gli scambi, favorendo una dinamica e una riflessione interna
particolarmente fertile.
Il laboratorio diventa cosi un microcosmo della società.
Raccontare una grande città, un paese, o presentarne
almeno alcuni dei suoi aspetti rappresentativi è un impresa
difficile. Solo l’incrocio degli sguardi di registi d’origine
sociale e culturale differente permette di presentare un ventaglio
di situazioni e tematiche coerenti con la realtà
Nonostante il tempo relativamente breve durante il quale hanno avuto
luogo i laboratori, queste ricche esperienze hanno permesso la formazione
concreta di cineasti e la produzione di film in Messico, Kenya, Portogallo,
Filippine, Africa del Sud, Cambogia, Colombia, luoghi dove spesso
l’esperienza Varan si è protratta nel tempo in forma
stabile.
La fase iniziale consiste in un laboratorio di dodici
settimane, animato da due formatori Varan con il materiale per le
riprese e il montaggio che rimarrà poi sul posto. Questa prima
tappa permette di comprendere, dalla pratica, l’atto di filmare
nelle sue accezioni intellettuali, morali e estetiche.
L’insegnamento è legato alla realizzazione
- da parte di ogni partecipante ai laboratori - di un film documentario
di 20/30 minuti; percorso che richiede una grande disponibilità
e una reale motivazione.
Attraverso la realizzazione del proprio film ogni stagista si accosta
alla scrittura, alla ripresa cinematografica, alla registrazione audio,
al montaggio e alla realizzazione. La finalità della realizzazione
procura così un senso ad ogni azione tecnica che costituisce
il film, accelerando e consolidando in maniera durevolme l’apprendimento.
La dotazione dei materiali ed il laboratorio in se diventano dunque
un’unità audiovisiva che procura ai registi, così
formati, i mezzi per altre produzioni. Il laboratorio costituisce
un polo di sviluppo che produce una dinamica di realizzazione e di
diffusione attraverso il paese.
Il personale
Una trentina di professionisti del cinema (registi, capo-operatori,
produttori, ingegnieri della musica…) costituiscono la squadra
dei laboratori Varan trasmettendo la loro esperienza nell’ambito
degli stage e dei laboratori che vengono organizzati:
Emmanuelle BAUDE - Anne BAUDRY - Jacques BIDOU - Catherine BIZERN
- Séverin BLANCHET - Vincent BLANCHET - Jean-Louis COMOLLI
- Richard COPANS - Jean-Noël CRISTIANI - Sylvaine DAMPIERRE -
Eliane de LATOUR - Leonardo DI COSTANZO
- Dominique FAYSSE - Sylvie GADMER - Patrick GENET - Daniele
INCALCATERRA - Elisabeth KAPNIST – Claudio MARTINEZ
- Perle MØHL - Mariana OTERO - Renaud PERSONNAZ - Jean-Loïc
PORTRON - Catherine RASCON - Aurélie RICARD - Chantal ROUSSEL
- Claire SIMON - Marie-Claude TREILHOU - André VAN IN - Catalina
VILLAR –
Daniele Incalcaterra
Regista di film documentari tra i quali « Chapare », «
Place Rouge », « Terra de Avellaneda », «
Repubblica Nostra». Co-resposabile con Catalina Villar del laboratorio
di Bogota (Colombia) nel 2000, anno a partire del quale collabora
con i laboratori Varan.
E’ oggi direttore dei laboratori Varan in Portogallo.
Leonardo di Costanzo
Realizza "Margot et Clopinette" e due episodi di “La
roue” per il canale televiso franco-tedesco Arte: "Viva
l'Italia" e "Prove di Stato". Tra i suoi lavori più
recenti “A scuola” e “Odessa” (2006).
Vive tra Parigi e Napoli ed è stato co-reponsabile del laboratorio
Varan a Phnom-Penh con Rithy Panh, nel 1995. Partecipa al laboratorio
in Colombia nel 2000 e lavora con i laboratori Varan dal 1992.
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